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Villa sull’acqua

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Villa Blue Coast

Location:

Sanremo

Year:

2022

Client:

Private

Info:

Photo: Aldo Amoretti

Il contesto è fortemente antropizzato, connotato dalla presenza di grandi volumi residenziali.

L’abitazione sostituisce un piccolo edificio esistente, costruito negli anni in cui, a ponente, veniva realizzato l’adiacente complesso di marina di capo nero e di capo pino, a firma dell’arch. Daneri.

Si prevedeva la realizzazione di un campo da tennis a servizio dell’edificio multipiano adiacente; perciò, il terreno era caratterizzato dalla presenza di un alto muro di contenimento in cemento armato a vista, posto su tre dei quattro lati di confine. Si presentava come un grande “buco”, un tassello mancante. Negli anni si era creato l’effetto “cava” dismessa: era cresciuta della vegetazione spontanea e tutt’intorno, per celarlo alla vista, erano state realizzate alte recinzioni.

In un contesto così alterato, abbiamo colto l’occasione per cercare un po’ d’equilibrio tra l’evidente prepotenza visiva degli edifici confinanti a ponente e l’eleganza delle alberature del giardino con piscina disegnato nel 1951 da Porcinai accanto all’adiacente villa progettata da Giò Ponti, a levante. Questa circostanza ci ha suggerito di lavorare in punta di piedi, disegnare prima di tutto un giardino e poi una casa. L’intento primario è stato quello di rendere eloquente l’appartenenza della nuova abitazione ai modelli tipologici delle architetture effimere da giardino e dare la percezione, nella veduta dal mare, di aver creato un piccolo padiglione a servizio del giardino della villa accanto. A questo proposito, Porcinai sosteneva che “progettare e costruire un giardino fosse fare architettura” e gli elementi che oltre alle piante lo compongono, sono anche le serre, le piscine, i vasi e le ringhiere e per la loro stessa funzione, i materiali da cui sono costituiti, sono l’elemento più architettonico dell’intera realizzazione, definendoli “elementi artificiali”. Così li descriveva in un numero di Domus del gennaio del 1940: “Muri, pietre, vasi ecc. non sono i più importanti; in nessun giardino devono esserlo. Il che non vuol dire dimenticarli, perché invece bisogna porre ad essi molta attenzione per accordarli con i caratteri paesistici ed architettonici circostanti. Trascurandoli si ottengono sempre giardini spaesati o senza carattere”.

Realizzare una casa che non c’è? Non perché la si è resa invisibile e non vi sia un volume urbanistico (peraltro limitato) ma perché percettivamente leggibile come un giardino d’inverno piuttosto che come una abitazione, cercando un’armonia con il vasto giardino della villa progettata da Ponti e sobrietà nei caratteri generali e nel linguaggio espressivo.

Gli spazi di servizio della casa sono ipogei. Gli accessi avvengono dall’alto. Si accede alla proprietà dalla strada superiore attraverso una serie di filtri. Superato il muro di cinta, un patio rende possibile il parcheggio delle automobili. Un secondo accesso conduce al pergolato. Sono delle vere e proprie stanze “verdi”, una sorta di replica della zona giorno, dove poter cucinare, sedersi a tavola e conversare ma all’aperto. Anche le finestre sono disegnate dalle piante. Nulla fa ancora presagire di trovarsi sul tetto dell’abitazione. È l’anticamera da cui scegliere di scendere con una scala diretta, con l’ascensore o continuare il percorso esterno nel giardino con una scala adagiata sul muro di contenimento.

La semplicità di disegno e la scarnificazione percettiva degli spessori tecnici delle solette, cercano di non tradire il voluto inganno scenografico di trovarsi di fronte ad una architettura da giardino, un padiglione di servizio più che ad un’abitazione.