













Questa casa lavora per sottrazione, ma non per povertà di mezzi: al contrario, condensa nel rigore costruttivo una precisa idea di domesticità. Il cemento armato a vista, bocciardato a mano con variazioni di grana e assorbimento della luce, non è qui semplice materia esibita, ma dispositivo di misura, superficie che dà spessore all’ombra e stabilisce un rapporto calibrato tra massa, luce e paesaggio. All’interno, il seminato alla genovese prolunga questa logica traducendo il getto in piano abitabile: stessa granulometria, stessa famiglia materica del calcestruzzo, ma condotta a una condizione più tattile e riflettente. Particolarmente eloquente è il setto portante interno e la scala, ricavata da un getto pieno e poi levigata fino a coincidere, quasi senza soluzione di continuità, con il pavimento posato sopra il radiante. Ne deriva un interno unitario, dove costruzione e finitura tendono a sovrapporsi. Anche gli arredi, disegnati ad hoc in metallo e legno, partecipano a questa disciplina: non occupano lo spazio, lo precisano.