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Headquarter UNOGAS Energia

Headquarter Unogas

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Penthouse DM

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Residential Building Valtorta

Location:

Arma di Taggia, Italia

Year:

2016-in progress

Client:

Uno Holding s.r.l.

Budget:

4.050.000 €

Contract:

Preliminary, Final, Executive and Works Management

Info:

4.200 mq

Il Gruppo UnoGas Energia oggi è uno dei principali operatori nel mercato italiano della vendita di gas naturale ed energia elettrica. E’ un gruppo attivo da più di una dozzina d’anni e che ha visto un trend di crescita costante. Ha una struttura societaria molto flessibile e divisa in vari rami, che operano dall’importazione al trading fino alla commercializzazione del prodotto, al settore dell’impiantistica e dei servizi tecnici. Il progetto della nuova sede amministrativa del gruppo rispetta fedelmente questo modello di struttura organizzativa e come in tale modello, delinea rapporti flessibili, diretti, immediatezza e chiarezza di relazioni tra le parti.

Le scelte iniziali di progetto quindi sono due, contemporanee e parallele: l’osservazione del luogo e la necessità di rispondere al programma di rappresentare l’azienda attraverso la sua nuova sede.

L’area d’intervento non ha caratteristiche univocamente riconducibili ad un singolo sistema insediativo ed il contesto paesaggistico in cui si inserisce è posto proprio sulla “linea di confine” tra ambito rurale e ambito urbano. Il territorio collinare è caratterizzato dalla presenza di aziende agricole e capannoni industriali, vivai e coltivazioni en plein-air in cui si inseriscono grandi serre e immobili mono e bifamiliari caratterizzati da volumi poco articolati di uno o due piani fuori terra. Il sistema insediativo riconoscibile è di tipo “diffuso”. Guardando in direzione del mare invece, il paesaggio muta completamente: nelle immediate vicinanze, sull’altro lato della via Beglini, si riscontra la presenza di un tessuto molto più denso, costituito da complessi commerciali risalenti ad una recente trasformazione e da quei blocchi residenziali multipiano tipici dell’espansione edilizia degli anni 60-70 che hanno sostituito i caratteri insediativi originari e ormai connotano il territorio periurbano. Il terreno si trova a monte della strada di accesso all’area. La collocazione dell’edificio è volutamente su una quota rialzata rispetto alla strada e permette di ottenere una serie di vantaggi che vanno dalla maggiore privacy e confort acustico degli uffici ad una più immediata identificazione dell’azienda all’interno di un ambito urbano così disomogeneo e morfologicamente frastagliato. L’ingresso principale è però direttamente connesso allo spazio pubblico e quindi collocato a livello strada. L’inevitabile relazione funzionale e visiva con l’estesa area commerciale adiacente, unico elemento dominante di questa parte di periferia, insieme all’opportunità urbanistica data dal suo generoso parcheggio, hanno suggerito lo svolgimento del sistema di ingresso all’edificio. Un muro in cemento armato con sezione variabile e rastremato verso l’alto definisce il piano di imposta del volume degli uffici. Viene di fatto mantenuta e ampliata la fascia esistente e su questa specie di “podio” viene eretto l’edificio. Questa sorta di “bastione” è pensato con un muro in cemento armato faccia a vista bocciardato e composto con inerti in pietra locale. L’attacco a terra del muro non è alla stessa quota su tutto il fronte strada perciò l’ingresso è posto in corrispondenza del punto di quota più alto: in questo punto il marciapiede viene allargato, il muro si scava quindi, tra la linea orizzontale disegnata dal limite superiore del muro stesso e l’intradosso inclinato della soletta in cemento armato, si crea una forte tensione spaziale che identifica con immediatezza l’ingresso.

Il progetto architettonico è chiamato alla sintesi di elementi delle volte distanti tra loro e la complessità della sua narrazione deve poter mettere in relazione con adeguatezza persone e territorio in un racconto di piccola e grande scala. In questo incarico ci è stato chiesto, di fatto, che il prodotto di questa combinazione di relazioni rispondesse agli stessi obiettivi di un logo, che l’edificio, come un logo, dovesse comunicare sinteticamente e velocemente il medesimo pensiero commerciale, filosofia d’impresa e racconto complesso che un buon logo deve far venire voglia di scoprire in chi lo osserva. Sappiamo però che costruire un edificio non è fare grafica quindi per poter dare una risposta adeguata a queste richieste è stato utile scegliere innanzitutto un concetto strutturale che permettesse all’edificio la corretta economia di gestione e flessibilità d’uso richieste.

La pianta è generata dall’accoppiamento di due quadrati. Tale scelta geometrica è strettamente correlata con le scelte strutturali e ha significato cercare la coincidenza del centro delle masse con il centro delle rigidezze. Il progetto è nato insieme alla sua struttura cercando la massima economia costruttiva ed efficienza strutturale. Abbiamo ottenuto questo risultato accoppiando in una forma semplice, un nucleo centrale molto rigido in cemento armato, dove sono collocate scale antincendio e locali tecnici, e una serie di bielle in acciaio, molto snelle e piuttosto fitte, collocate in facciata.

Volumetria e facciate sono gli elementi intorno ai quali inevitabilmente ogni edificio gioca la sua capacità espressiva. Nel nostro caso il disegno dell’involucro è strettamente connesso alla struttura portante e su questo confine si risolvono molte delle questioni legate all’efficienza energetica ed al confort interno. Se le scelte strutturali hanno permesso di liberare lo spazio interno dalle strutture verticali e quindi di poter disporre le stanze di lavoro con la grande flessibilità richiesta dall’azienda, le facciate sono concepite con voluta matericità. Sono caratterizzate da una precisa corrispondenza tra struttura ed elementi vetrati: ad ogni elemento strutturale corrisponde un giunto tra le vetrate e un elemento verticale / brise-soleil in cemento fibro-rinforzato.  L’effetto è quello di un ritmo incalzante. L’ombra creata dagli elementi che compongono la facciata richiama il gioco astratto del divenire della luce tra le colonne di un tempio. Tuttavia, per generare un racconto fenomenologico classico ma liberandolo da ogni possibile retorica, è stato usato l’espediente di arrotondare gli angoli dell’edificio. Così facendo si genera l’effetto formale di un nastro continuo.

Il volume superiore degli uffici appoggia sul basamento creato dal grande muro in cemento armato e ne mantiene intatto il grado di astrazione simbolico. La relazione tra le parti è perciò dissimulata. Il nastro continuo di elementi verticali è racchiuso sia alla base che a coronamento da un elemento orizzontale ed è interrotto una volta soltanto al centro della facciata posteriore, in corrispondenza dell’ingresso del parcheggio privato dei dipendenti. Questa eccezione ribadisce una volta ancora la volontà del progetto di essere astratto e rivela in modo esplicito che i setti di facciata, pur seguendo il passo delle strutture e rivelandone la logica, sono portati e non portanti.

Se durante il giorno la facciata dell’edificio si riempie di ombre e le sue vetrate sono “piene e scure”, in contrasto con le linee esili dei setti, la sera, l’edificio si smaterializza e il risultato è contrario.