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Italian Song Museum at Palazzo Borea d’Olmo

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Location:

Sanremo, Italia

Year:

2018-in progress

Client:

Private Foundation

Budget:

3.140.000 €

Contract:

Feasibility study

Project Team:

Villaggio Globale International

Info:

940 mq

Questo lavoro è il frutto della collaborazione con Villaggio Globale International. Abbiamo congiuntamente preso in esame la possibilità di elaborare un progetto di contenuti per una parte dell’edificio che fino a qualche anno fa è stato sede del Museo Civico. Appare di grande importanza artistica e strutturale ed è localizzato a poche decine di metri dal Teatro Ariston, sede annuale del Festival della Canzone Italiana.

Il destino di questi spazi è stato ripensato e per mantenere la prospettiva di fruizione pubblica che ha avuto negli ultimi anni allargando l’ottica del ragionamento: non pensando, quindi, solo al Palazzo in sé ma al Palazzo in quanto collocato a Sanremo e, possiamo dire, in un luogo topico di Sanremo stessa.

Nel momento in cui il ragionamento su Palazzo Borea d’Olmo esce dalla tradizione specifica di un suo uso prevedibile e diventa invece centro di una possibile evoluzione ed arricchimento del territorio sanremese, cambia radicalmente il grado di interesse e di definizione delle idee, nonché la possibilità di coinvolgimento di terzi (soggetti pubblici o privati che siano) nell’intervento. Esso non può che fare i conti, quindi, con le problematiche, i destini, le opportunità e il senso della Città di Sanremo.

Il primo e forse principale problema per continuare ad usare come in passato questa sede prestigiosa come luogo pubblico a servizio della città è l’accessibilità. Infatti, se la posizione del Palazzo è perfetta, la realizzazione di un nuovo “sistema” di accesso al Museo privo di barriere architettoniche è conditio sine qua non per la realizzazione di quest’opera.

La soluzione è stata trovata nel vuoto urbano creato dalla demolizione del Teatro Principe Amedeo.

Il Palazzo presenta un corpo edilizio direttamente prospettante la piazza e si attesta sull’ambito storicamente occupato dalla scena. E’ quindi il luogo giusto per realizzare la scala antincendio e l’ascensore montacarichi, elementi indispensabili alla riqualificazione funzionale del museo pubblico. Nel progetto, alla base del volume, una lunga pensilina genera il foyer del museo, uno spazio pubblico coperto sotto al quale un chiosco diviene insieme info-point e biglietteria.

L’ascensore conduce direttamente al piano museale, dove può iniziare il percorso di visita.

 

Considerati i limiti imposti dal contesto urbano, anche quelli normativi e giuridici, abbiamo compiuto una scelta formale radicale scegliendo il serramento dell’edificio storico come unità di misura per il progetto. Un’astrazione che abbiamo fatto divenire materiale. Il serramento in un edificio è un elemento la cui valenza viene spesso sottovalutata ma se gli elementi ornamentali che formano il partito architettonico che definisce il linguaggio di una facciata sono di per se immutabili, pena lo stravolgimento di grammatica o sintassi, il serramento rappresenta un elemento tecnologico fortemente connotante ma che di per se stesso ammette, per definizione, di essere “aggiornato” e rivisto in chiave contemporanea.

Ci sono molti modi di farlo e questo progetto sceglie una continuità formale che non alteri gli equilibri del linguaggio esistente. Il giunto macroscopico con il quale la nuova costruzione si unisce fisicamente al vecchio edificio sono due finestre. Da queste finestre, come accadrebbe nel gioco virtuale di Minecraft, il componente si estrude e diventa tridimensionale per comporre i volumi che definiscono scala, ascensore, pensilina d’ingresso e passerella di collegamento aereo al piano, in un’unica struttura e mediante un unico componente formale composto da vetro e acciaio. Questa “riduzione”, essenziale per mantenere la chiarezza compositiva generale dell’intervento, distingue senza ambiguità le parti usando l’accortezza di mantenere perfettamente identica a quella del serramento storico del palazzo la dimensione geometrica del profilo metallico che genera l’intera composizione.

Tale dettaglio è centrale. Il risultato, sebbene dichiaratamente contemporaneo, rende esplicito il rispetto per l’edificio e sembra utilizzare la tecnologia di una veranda ottocentesca quando invece viene utilizzata la tecnologia costruttiva più innovativa. La tecnologia deve essere uno strumento di servizio e non fine a sé stessa ed in questo caso può dare all’edificio valori e significati inaspettati.

 

Il percorso museale, soprattutto nella sua parte dedicata all’intrattenimento, si svolgerà in maniera virtuale.

Pensiamo che l’esistenza di questi contenuti possa manifestarsi già sulla facciata dell’edificio. Se è chiaro che La comunicazione tra la città e la gente che si muove al suo interno è fatta da messaggi funzionali, simbolici o persuasivi che si esprimono in vari modi e l’edificio storico ha sempre messo i sistemi di spazio e struttura direttamente al servizio del programma funzionale delegando all’ornamento l’aspetto comunicativo della sua immagine e del suo uso, questo piccolo e necessario ampliamento potrebbe generare un ribaltamento semantico sintetizzando i sistemi architettonici di spazio, struttura e programma funzionale in una forma simbolica complessiva[1]. Le parti vetrate perciò saranno “parlanti” e composte da schermi di ultimissima generazione, forniti dal nostro partner Samsung. Se spenti avranno il medesimo aspetto di un vetrocamera qualsiasi, quando invece saranno accesi potranno essere oggetto di ogni trasformazione visiva e ospitare video o immagini di qualsiasi tipo e formato essendo usabili come pixel di un unico mega-schermo tridimensionale.

Sappiamo che lo schermo è ormai arrivato a occupare le nostre vite in molteplici forme. La sua geometria è diventata non solo onnipresente, ma anche polimorfa. L’ingresso del digitale ha reso possibile esprimere tutta la sua capacità di contenere piani diversi, accogliere la simultaneità e aumentare le combinazioni e la connettività. Il linguaggio dello schermo si è trasformato in una vera e propria condizione materiale della nostra esistenza.

Viviamo in un habitat di superfici-schermo. Nell’arte contemporanea l’architettura è diventata uno “schermo” definitivo su cui percepiamo il moto relazionale che i luoghi ispirano in noi. L’arte mostra in modo sempre più chiaro che l’architettura è una matrice generativa di materialità, raffigurandone la costruzione materiale come un prodotto collettivo di un immaginario percettivo, affettivo e mentale[2].

Lo storico dell’arte Wilhelm Worringer[3], parlando del rapporto tra l’uomo e l’arte parla di empatia come godimento di sé proiettato sull’arte. Dice che nelle forme dell’opera d’arte noi godiamo di noi stessi e il godimento estetico che proviamo è godimento oggettivato di noi stessi. A dar bellezza alle opere d’arte è soltanto il nostro senso vitale, che proiettiamo in esse per vie misteriose.

Di una canzone potremo perciò dire che il suo valore consiste nel valore della vita che essa contiene e il medesimo discorso si può applicare per quanto riguarda il rapporto che ciascuno di noi ha con ogni tipo di musica.

Questo museo vorrà collegare ogni tipo di manifestazione artistica tramite la chiave di lettura della musica. Ecco perché la sua porta d’ingresso, dovrà poter essere un potente strumento di comunicazione nei confronti della città in qualsiasi momento dell’anno, diretto ed efficace. Ciò che accade durante la settimana del Festival, in cui la città si riempie di strutture temporanee che ospitano eventi e quant’altro troverà qui un luogo stabile dove svolgersi.

Un luogo aperto e per tutti.